La mia (pessima) esperienza in ITS
Partiamo da quello che viene considerato uno dei grandi punti di forza di questa tipologia di istituti: i professionisti delle aziende che vengono in sede a insegnare il proprio mestiere. Personalmente, l’ho considerato un grande “no”. Mentre chi è insegnante di professione è molto bravo nella gestione della lezione, i professionisti spiegano, nella maggior parte dei casi, a razzo, senza approfondire veramente i concetti e dando per scontate tantissime cose.
Inoltre, almeno per quella che è stata la mia esperienza, questi corsi non sono accessibili a chi parte da zero: si inizia subito, senza spiegare le basi. Un professore, ve lo giuro, spiegava traducendo la pagina di Wikipedia dell’argomento. Arrivava, apriva la pagina in inglese, leggeva e poi faceva domande a noi studenti. Tra l’altro, ci interrogava mettendo a schermo una ruota con i numeri degli studenti e procedendo a estrazione. Così, per divertimento.
Un altro grande difetto sono le 8 ore obbligatorie. So che è una prerogativa di questi istituti, ma faccio fatica a capire perché si debbano trascorrere 8 ore in sede quando i lavori che vengono insegnati possono essere svolti tranquillamente anche da remoto.
Le lezioni durano 8 ore, ma vengono comunque assegnati esercizi da svolgere a casa. E durante la settimana hai altri 3-4 corsi, ognuno con i propri argomenti ed esercizi. Alla fine diventa difficile avere tempo ed energie per assimilare veramente ciò che viene spiegato.
Parliamo poi di 8 ore, di cui 4 (!) per ogni singolo corso, con una pausa dopo due ore. Alla fine eravamo tutti sfiniti, con la soglia di attenzione ridotta al minimo.
Abbiamo poi una FAD sulla quale i professori potevano caricare materiali e dispense. Peccato che, ad eccezione di una singola professoressa, non venisse utilizzata praticamente da nessuno. Solo un professore registrava le lezioni e, per quanto mi riguarda, dovrebbe essere la normalità ormai, soprattutto dopo il COVID.
Anche l’ordine dei corsi è stato gestito molto male. Tante volte abbiamo affrontato argomenti che richiedevano conoscenze acquisite in altri corsi che, però, iniziavano successivamente, complicando ulteriormente l’apprendimento.
Un’altra cosa negativa è stata la durata dei corsi. Corsi da 100 ore venivano conclusi in 20-30 ore, lasciandoci poi il resto del tempo a ripetere continuamente gli stessi argomenti.
Assurda anche la gestione della preparazione all’esame: non era possibile vedere le prove degli anni passati e la motivazione che ci è stata data era piuttosto fumosa.
Passiamo ora allo stage. Qui, veramente, tocchiamo punti bassissimi.
Ho fatto tre colloqui, due dei quali hanno avuto un esito positivo da parte di chi mi aveva intervistato. Passano le settimane e non arriva nessuna risposta.
Parlo con chi gestisce lo stage e mi viene detto che:
1. la prima azienda aveva preso una persona di un altro corso. A quel punto mi chiedo: perché siete venuti a fare i colloqui con noi?!;
2. la seconda azienda si era presentata cercando un ruolo diverso da quello previsto, tanto da dover avvisare la persona scelta e chiederle se volesse comunque proseguire nonostante l’errore.
Qui inizia la parte che, a mio avviso, è stata veramente umiliante: veniamo convocati in ITS per cercare altre aziende. In pratica, andavamo in sede, sistemavamo il CV e cercavamo aziende su Google Maps, LinkedIn e altri canali, alle quali inviavamo il nostro CV spiegando chi eravamo, perché le contattavamo e quali erano le ore di stage da svolgere.
Eravamo quindi noi studenti a dover fare il lavoro di ricerca dello stage. Lo stage, tra l’altro, è gratuito: al massimo si parlava di un eventuale rimborso spese. Si parla di 630 ore durante le quali si lavora senza essere retribuiti, in pratica il sogno bagnato di ogni imprenditore italiano.
Avrò mandato 60 email in giro per Torino, praticamente pregando le aziende di farmi lavorare gratis. “Umiliante” è dire poco. Questo lo scrivo anche perché l'ITS, come struttura, al di fuori delle aziende partner, non lo conosce praticamente nessuno.
L’ITS, poi, a volte trovava qualche azienda: noi inviavamo il CV e, in caso di rifiuto, non ricevevamo mai una risposta, rimanendo semplicemente in attesa di eventuali notizie.
A questo si aggiunge il sistema utilizzato per tenere conto delle ore di stage: un semplice foglio sul quale registrare le presenze, da consegnare obbligatoriamente a mano. Trovo folle che nel 2026 non si riesca ancora a digitalizzare un sistema del genere.
Sulla base della mia esperienza personale, non mi sento di consigliare per niente questo percorso.








